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Pandemia: clausura e libertà

Pandemia, una realtà sconosciuta ai più prima della primavera 2019. Poi ognuno di noi ha dovuto misurarsi con essa, pagando duri prezzi sulla propria salute, nella sfera affettiva, sul lavoro e, non ultimo, sulla libertà di movimento.
È accaduto, e accadrà ancora, che, non appena si apre una breccia in questa coltre di dolore e di limitazioni, la reazione sia quella di recuperare, con gli interessi, le penalizzazioni subite.
Da qui il fenomeno, già avvertito la scorsa estate, del fuori porta di massa, in particolare della presa d’assalto, a piedi o in bici, delle zone in cui la natura non è stata ancora segnata indelebilmente dall’uomo. Meglio ancora se a portata di casa, ovvero raggiungibile in poche ore di viaggio.
Le “terre alte”, o meglio quelle “medio alte” come le nostre tra i laghi e i monti del Verbano Cusio Ossola, hanno visto riversarsi migliaia di turisti piemontesi, lombardi, liguri, che per la prima volta scoprivano deliziati le isole Borromee, quella d’Orta, il Mottarone, il lago di Mergozzo e su a salire agli Orridi di Uriezzo, alla Cascata del Toce, al Monscera, al Monte Moro.
Migliaia di persone made in Italy che non hanno fatto troppo sentire l’assenza degli ospiti stranieri.

Il fascino della montagna
Si è visto giovani e meno giovani percorrere in lungo e in largo il nostro territorio, più o meno (forse meno che più) attrezzati per escursioni a volte troppo azzardate, di sicuro con una scarsa preparazione e predisposizione ad affrontare certi percorsi.
A volte è venuto meno anche quel minimo di senso civico che ha sempre caratterizzato il tradizionale escursionista, solito a procedere in fila indiana, curvo sotto il peso dello zaino che è dispensa e armadio nello stesso tempo, all’insegna che “pân e pàgn in muntagna fän mai dàgn”; con “linee” di sei o sette persone in parata lungo le carrarecce, a chiacchierare fra loro, indifferenti, anzi indispettiti dalla richiesta di passaggio da parte di qualcun altro.
Così come sul versante ciclo, si è visto di tutto: dalle velocità folli in tratti di sentiero molto frequentati alle discese su prati a sfalcio, dalle sgommate su terreni fragili al passaggio nei bosco indifferenti di ciò che si andava a danneggiare.
Con l’avvento dell’assistita, ossia di un motore elettrico che indubbiamente risolve tanti problemi nella risalita, molti hanno iniziato o sono tornati a mettersi in sella e ad avventurarsi in luoghi che mai avrebbero immaginato di percorrere pedalando.
Peccato che una mtb, muscolare o assistita che sia, richieda non solo forza, ma soprattutto tecnica di conduzione, che si acquisisce solo con l’esperienza e molta tenacia. Non solo, c’è poi l’aspetto del “dove” si pedala, in cui quell’avverbio di luogo implica conoscenza, perizia, consapevolezza.

Il ruolo del CAI
Pensando al compito che il Club Alpino Italiano fa suo sin dalla nascita, ovvero di preparare le persone alla conoscenza, alla pratica, al rispetto e alla difesa della montagna, ben si capisce il ruolo che esso dovrebbe avere in questa fase storica così particolare.
Nel momento in cui, dal 2008, lo stesso CAI ha riconosciuto il cicloescursionismo e ne ha dettate le norme di carattere ambientale, tecnico e di sicurezza, si capisce quanto sia di vitale importanza farle conoscere, discutere, accogliere da parte di chi si avvicina per la prima volta alla montagna e di quanti lo fanno in sella a una mtb.

Le Salite del VCO aprono alle mtb e ai rifugi alpini
Come organizzatori de “Le Salite del VCO”, dopo vent’anni di promozione del territorio attraverso l’uso della bicicletta, abbiamo aperto questa nostra 16ª edizione anche alle mtb, consapevoli delle difficoltà a cui andavamo incontro, ma anche convinti che bisognava osare per tempo e senza troppi tentennamenti.
Nel Regolamento della manifestazione sono riportate sia le norme CAI, sia quelle NORBA e IMBA, le due principali associazioni a livello mondiale che si occupano di mtb e sentieristica.
Per proporre nove percorsi di media e alta montagna abbiamo impiegato mesi in uscite e verifiche, affrontando diverse problematiche, misurandosi con i tanti appassionati che abbinano pratica e cura dei percorsi, sistemando in prima persona diversi tratti di quelli proposti.
Inoltre abbiamo proposto i rifugi alpini come punti di convalida per i partecipanti, ovvero il luogo in cui vidimare il proprio percorso e ricaricare le “batterie” fisiche ed elettriche, aiutando così concretamente i rifugisti a riprendersi dalla pesante crisi di questi ultimi due anni.

“Sentieri scoperti” e problemi aperti
È in questa fase di allestimento che abbiamo conosciuto tanti giovani che in tempo di “clausura” si sono dati da fare nel pulire sentieri dismessi, raccogliere e accatastare quintali di rami e tronchi, lavorare di picco, pala e rastrello per chilometri e chilometri, là dove ormai da anni non passava più nessuno. Così facendo sono stati rivisitati molti ruderi di quelli che un tempo sono stati la dimora dei nostri avi. Alpeggi di cui a fatica si va a riscoprire nome e storia (ecco un altro compito di cui le nostre Sezioni potrebbero farsi carico!).
Per contro, chi negli anni si era dimenticato di essere il proprietario di alcuni boschi sperduti sui versanti più impervi dei nostri monti, è diventato improvvisamente attento e interessato a impedire che queste forme, un po’ anarchiche a dire il vero, prendessero piede. In alcuni casi è addirittura intervenuto un parroco a porre fine a questi interventi, invocando una “responsabilità” sulla sicurezza degli stessi autori da parte del proprietario (che in questo caso dovrebbe essere la comunità parrocchiale).

Nuove arterie cicloescursionistiche
In parallelo a tutto ciò, sono venute avanti realizzazioni e progetti sino a ieri impensabili. Due esempi: l’apertura del sentiero cicloescursionistico che collega la Val Bedretto alla Valle Formazza passando per il passo San Giacomo (frutto di un Interreg Italia-Svizzera) e il Sentiero Italia CAI MTB, che verrà inaugurato nel 2022 e che, grazie alle nostre proposte, attraverserà la provincia del VCO e il vicino Canton Ticino.

Nuove sfide per il CAI e per la Est Monte Rosa
Questa piccola visione d’insieme delle nuove pratiche che interessano le “terre alte e medio-alte” vorrebbe/dovrebbe far da sprone alle Sezioni CAI della Est Monte Rosa affinché se ne discuta per tempo, ma soprattutto si decidano e si attuino tempestivamente misure concrete per “governare” in modo democratico e costruttivo il nuovo che avanza nelle nostre amate montagne, mostrando nei fatti le vere capacità di resilienza (parola tanto in voga, che significa “capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà”) di questi luoghi tra i laghi e i monti del Verbano Cusio Ossola.

Una maglia come bandiera
Il logo del CAI è solito accompagnare ogni iniziativa e proposta che riguarda la montagna, per questo l’abbiamo messo sulla maglia ufficiale de Le Salite del VCO 2021. Ci piacerebbe molto ora che questo “bandiera” sventolasse orgogliosa sulle spalle di tante iscritte e iscritti, a dimostrazione di un comune sentire e agire.

p. il Comitato organizzatore de Le Salite del VCO
(Gemelli Franco)

 

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